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Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/1234/131
Title: La disperazione in pubblico: il suicidio di un esule argentino
Authors: Massimo Tedeschi 
Keywords: Eduardo «Pacho» Della Giovanna;suicidio;Radio Onda d’Urto;Guido Puletti;Mario Benedetti
Accessioned Date: 27-Feb-2018
Issue Date: 17-Jan-2010
Fond: brescia cronache 
Type: Article
Related Event: suicidio esule argentino 
Abstract: Il suicidio avvenuto sabato di Eduardo «Pacho» Della Giovanna, già militante di una formazione guerrigliera argentina mandato in esilio nel ‘71 dalla giunta militare di Buenos Aires, sarebbe passato sotto silenzio, se lui stesso non avesse scelto di mettere in pubblico la sua disperazione con una mail a Radio Onda d’UrtoNell’ultima mail, con cui ha annunciato il proprio suicidio, ha chiesto scusa del disordine in cui lasciava l’appartamento. Ha chiesto di provvedere ai suoi gatti. Ha persino spiegato ai soccorritori come entrare: tagliando la catenella del portone oppure passando da una finestra («la lascerò aperta»). Il suicidio avvenuto sabato in vicolo del Moro di Eduardo «Pacho» Della Giovanna, classe 1951, già militante di una formazione guerrigliera argentina mandato in esilio nel ‘71 dalla giunta militare di Buenos Aires, sarebbe passato sotto silenzio, circondato dal riserbo che usa in questi casi, se lui stesso non avesse scelto di mettere in pubblico la sua disperazione: con una mail che Radio Onda d’Urto ha diffuso attraverso trasmissioni, sito web, social. L’ultima lettera di «Pacho» non ha solo scosso gli amici bresciani (sinistra radicale e cooperazione internazionale), ma chiunque abbia avuto tempo e coraggio di ascoltare questo atto di denuncia. «Confesso, non mi hanno vinto i militari argentini, ma adesso non ce la faccio più», scrive Della Giovanna. La sua amicizia con Guido Puletti (il giornalista italo-argentino trucidato in Bosnia 23 anni fa) costringe a chiedersi se le vittime delle dittature sudamericane non siano, come i superstiti dei lager, segnati da un destino tragico e da cupe fatalità. Della Giovanna mette in pubblico, senza reticenza, i fattori che hanno fiaccato la sua autostima, il suo istinto di sopravvivenza. C’entrano un cuore in disordine, un tumore, l’alcol e il fumo adottati come vie di fuga, due divorzi, il suicidio di una ex moglie e la morte prematura di una compagna. Ma, prima di tutto, c’è l’espulsione di «Pacho» dal mondo del lavoro: collaboratore della Provincia nel settore trasporto pubblico tramite cooperativa sociale, Della Giovanna ha smesso di lavorare nel gennaio 2015. Il sussidio di disoccupazione ha fatto crollare il suo reddito da 1.300 euro mensili prima a 880 euro, poi a 599, con la prospettiva di non avere alcun reddito per i 18 mesi che lo separavano dalla pensione. Eduardo «Pacho» Della Giovanna ha dato voce a volti anonimi, cancellati da un’economia che si alimenta di numeri e percentuali e finge di ignorare le persone che da quei numeri sono stritolate. Ha messo in pubblico una disperazione privata che cova in tante storie. Prima di premere il grilletto ha provato a consolarsi con un haiku dello scrittore uruguaiano Mario Benedetti: «Dopo tutto /la morte è solo un sintomo/ del fatto che c’è stata una vita». A noi ha consegnato però un altro rovello su quanti altri «Pacho», ignorati, vivano accanto a noi.
URI: http://hdl.handle.net/1234/131
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